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Architetti: bene la semplificazione delle modifiche alla sagoma

In: News 23 lug 2013

16/07/2013 – “Gli architetti italiani considerano positivamente la formulazione dell’articolo 30 del DL Fare che, consentendo la modifica della ‘sagoma’ degli edifici nella ristrutturazione edilizia, rende possibile la rigenerazione urbana sostenibile”. Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

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Ricordiamo che, secondo il Decreto del Fare (DL 69/2013), le ristrutturazioni con demolizione e ricostruzione non dovranno più rispettare il vincolo della sagoma, ma solo quello della volumetria. Il cambio di sagoma, quindi, non sarà più considerato un intervento pesante e per la sua realizzazione sarà sufficiente la Scia invece che il permesso di costruire (leggi tutto).

Secondo gli Architetti, la nuova misura consentirà “di riqualificare il patrimonio edilizio italiano che versa in pessime condizioni dal punto di vista delle condizioni dell’habitat, della sicurezza e dell’efficienza energetica”.

A quanti sostengono che dietro l’articolo 30 sia in agguato l’abusivismo edilizio, il Cnappc risponde che “modificare la sagoma degli edifici – così come avviene negli altri Paesi europei – significa, innanzitutto, valorizzare il paesaggio urbano; mettere in sicurezza gli edifici pericolosi e indifesi rispetto al rischio sismico e a quello idrogeologico; migliorare la qualità della vita degli abitanti delle periferie e semiperiferie delle città, riqualificare la pessima edificazione realizzata dal Dopoguerra agli anni Ottanta”.

“Significa anche – prosegue la nota del Cnappc – poter rendere efficienti, dal punto di vista energetico, gli edifici che, attualmente, scaricano in atmosfera tonnellate di CO2 e costano alla comunità nazionale oltre 20 miliardi di euro all’anno, incidendo pesantemente sui bilanci delle famiglie italiane. Senza interventi sulla sagoma, infatti, non si possono realizzare i ‘cappotti’ esterni in facciata, modificare le coperture, realizzare sporti di gronda e balconi che permettano di ridurre i consumi”.

“Il riuso dell’esistente, esclusi i centri storici e le zone poste sotto vincolo – unica modalità, come ha recentemente sottolineato il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, per rendere concreto lo stop al consumo del suolo – è, secondo gli Architetti, un’urgenza per migliorare la qualità della vita degli italiani, per riavviare lo sviluppo in un settore, come quello dell’edilizia, che ha perso a causa della crisi circa 700 mila posti di lavoro, e per rispondere agli impegni presi dal nostro Paese in sede comunitaria rispetto alla riduzione dei costi energetici e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico e privato”.

Per questi motivi, il Consiglio Nazionale degli Architetti ha proposto un emendamento all’articolo 30 che prevede una drastica riduzione degli oneri per il riuso, “che dovrebbero essere annullati o dimezzati, così da renderlo molto vantaggioso rispetto alle costruzioni che consumano suolo”.