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Impianti fotovoltaici sugli edifici, la Camera chiede tasse più leggere

In: News 23 lug 2014

23/07/2014 – Modificare le norme catastali e fiscali sugli impianti fotovoltaici contenute nella Circolare 36/E/2013 dell’Agenzia delle Entrate. È la richiesta fatta al Governo dalla Commissione Finanze della Camera.

Le richieste della Camera
Al momento, chi installa su un edificio o su un’area pertinenziale un impianto fotovoltaico di potenza superiore a 3 kW, che incrementa il valore capitale o la redditività ordinaria dell’immobile di una percentuale pari al15% o superiore, deve fare domanda per la rideterminazione della rendita dell’unità immobiliare a cui l’impianto è collegato. Al di sotto della potenza di 3 kW non c’è invece nessun obbligo di accatastamento.

Ciò significa che chi realizza un investimento a sostegno dell’efficienza energetica va incontro ad un aumento delle tasse. Un elemento che rende meno conveniente l’intervento.

Per bypassare questa difficoltà, la Commissione ha quindi chiesto di far aumentare dal 15% al 30% la soglia che fa scattare l’obbligo di aggiornamento catastale.

In base alla normativa vigente, il costo per la realizzazione di un impianto fotovoltaico classificabile come bene mobile è deducibile quando è utilizzato da persone fisiche e giuridiche titolari di reddito d’impresa, che impiegano tale bene nell’ambito dell’attività d’impresa e quando l’impianto è realizzato da lavoratori autonomi e associazioni professionali che lo utilizzano nella propria attività. In questo caso laquota di ammortamento è pari al 9%.

Se ad essere realizzato è un impianto fotovoltaico che si configura come bene immobile, il costo dell’investimento è deducibile per le persone fisiche e per le persone giuridiche titolari di reddito d’impresa e per le associazioni professionali che abbiano acquistato l’impianto nel periodo 1° gennaio 2007 – 31 dicembre 2009 e lo impieghino nell’ambito della loro attività. In questa situazione, l’aliquota di ammortamento è pari al 4%.

La Commissione ha chiesto di cancellare questa differenziazione, portando l’aliquota di ammortamento al 9%, a prescindere dalla natura mobiliare o immobiliare dell’impianto fotovoltaico.

La Commissione ha infine chiesto di incrementare da 3 kW a 7 kW il limite di potenza nominale degli impianti fotovoltaici destinati ai consumi domestici che non devono essere accatastati. In questo modo verrebbe incentivata maggiormente la realizzazione di punti di produzione di energia pulita esenti dall’obbligo di accatastamento perché assimilabili a pertinenze degli immobili.

Ricordiamo inoltre che la Circolare 36/E evidenzia come, ai fini del censimento in catasto, non conta soltanto la facile amovibilità delle componenti degli impianti fotovoltaici, né la possibilità di posizionarle in altro luogo mantenendo inalterata la loro originale funzionalità e senza antieconomici interventi di adattamento. Il requisito dell’amovibilità ai fini della qualificazione degli impianti fotovoltaici come beni mobili è invece essenziale dal punto di vista fiscale.

La risposta del Governo
Il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Enrico Zanetti, intervenuto in Commissione, ha fatto presente che  il mancato incremento del valore catastale connesso all’installazione degli impianti fotovoltaici potrebbe provocare una perdita di gettito ai fini IMU e TASI.

Ipotizzando di accettare la richiesta solo per gli immobili a uso abitativo, si stima una perdita di gettito annua potenziale di circa 15 milioni di euro su base nazionale. Inoltre, trattandosi di tributi locali, andrebbe previsto anche un ristoro aggiuntivo agli enti locali interessati.

Secondo Zanetti, poi, portare al 9% la quota di ammortamento per tutti gli impianti significherebbe perdere un gettito annuo di 25 milioni di euro.

La risoluzione dovrà quindi molto probabilmente essere riformulata in modo che il Governo possa fare delle stime di copertura più precise.

Fonte: www.edilportale.com